Come funzionano le lenti a contatto
Le lenti a contatto si appoggiano direttamente sulla superficie dell’ occhio precisamente sulla cornea e sulla sclera. Funzionano convergendo o divergendo i raggi luminosi per metterli a fuoco sulla retina.
Sono un sostituto valido dell’ occhiale da vista soprattutto per chi pratica sport e svolge una vita dinamica. Per funzionare bene le lenti a contatto vanno controllate periodicamente con una serie di test che riguardano anche il film lacrimale e il segmento anteriore dell’ occhio.
Controlli pre applicativi
Ancora prima di mettere le lenti a contatto è bene osservare gli occhi del soggetto che le indosserà, controllando il segmento oculare anteriore, cioè le palpebre, il film lacrimale, la cornea, la congiuntiva, la sclera e i vasi sanguigni.
Con la lampada a fessura si osservano i vasi sanguigni sclerali e congiuntivali per verificare che si fermino sul limbus e non entrino nella cornea, causando una neovascolarizzazione e si valuta la quantità e la qualità del film lacrimale. Con l’ occhiale di prova si controlla l’ acuità visiva del soggetto, inserendo la sua correzione in uso.
L’ acuità visiva riscontrata serve come parametro di valutazione, perché un’ applicazione corretta delle lenti a contatto dà un’ acuità visiva uguale o superiore agli occhiali.
Controlli post applicativi
Dopo aver applicato le lenti si passa ai controlli post applicativi. Con la lampada a fessura si osserva l’ appoggio della lente a contatto e il suo movimento. La lente a contatto deve avere un leggero movimento sulla cornea, non deve essere troppo stretta, ne troppo mobile.
Si osserva anche lo strato di film lacrimale che ricopre la lente e si valuta la sua qualità, la quantità e il tempo di rottura. Si misura l’ acuità visiva del soggetto con la lente a contatto che deve essere uguale o superiore a quella con gli occhiali.

Alcuni test del film lacrimale
I test per la valutazione del film lacrimale si dividono in quantitativi e in qualitativi. I primi misurano la quantità del liquido lacrimale, i secondi la sua qualità. Tra i test quantitativi ricordiamo lo Schirmer, il filo di cotone, il menisco lacrimale e il prisma lacrimale.
Tra quelli qualitativi parliamo del BUT, del NIBUT e della viscosità lacrimale. Un altro test che ci offre molte informazioni sulla quantità e sulla composizione della lacrima è il test di felcizzazione. Vediamoli nello specifico:
Schirmer: si inserisce una striscia di carta assorbente lunga 35 millimetri nel canto esterno dell’ occhio appoggiata alla rima palpebrale. Il soggetto tiene gli occhi chiusi. Dopo 5 minuti si misura la parte di cartina bagnata, che dovrebbe essere 20 millimetri. Il test di Schirmer ha il problema dell’ invasività.
Filo di cotone: si inserisce nel canto esterno dell’ occhio un filo di cotone imbevuto di fenolo, che cambia colore quando assorbe il liquido lacrimale. Dura 10 secondi e si deve bagnare per 15 millimetri. Si può eseguire ad occhi aperti.
Menisco lacrimale: con la lampada a fessura osserviamo lo strato di lacrima che si accumula sulla rima palpebrale inferiore. Possiamo vedere il film lacrimale accumulato perché è luminoso. Misuriamo lo strato con l’ oculare millimetrato e la quantità normale varia tra i 0,2 e i 0,5 millimetri.
Prisma lacrimale: è l’ osservazione del menisco lacrimale utilizzando la tecnica della sezione ottica con la lampada a fessura. Si può usare anche la fluoresceina. Consideriamo l’ angolo che il film lacrimale forma tra la sclera e la rima palpebrale. Se il lato è dritto la quantità lacrimale è normale, se il lato è concavo la lacrima è scarsa, se il lato è convesso la lacrima è abbondante.
BUT: si svolge con la lampada a fessura con il filtro blu cobalto in focale diretta, si instilla la fluoresceina nell’ occhio e si fa ammiccare il soggetto. Dopo l’ ammiccamento contiamo i secondi finché sulla cornea compare un punto scuro o una “crepa”, che dimostrano la rottura dello strato lipidico del film lacrimale e l’ evaporazione di quello acquoso. Il tempo di rottura dopo l’ ammiccamento deve essere maggiore di 10 secondi.
NIBUT: si usa l’ oftalmometro oppure il cheratometro, dopo l’ammiccamento si conta il tempo di sfuocamento delle mire degli strumenti. I risultati sono gli stessi del BUT. Non è necessaria la fluoresceina.
Viscosità lacrimale: si esegue con la lampada a fessura usando le tecniche che permettono di osservare il film lacrimale, cioè la focale diretta, la sezione ottica,il parallelepipedo e la riflessione speculare. Valutiamo la velocità e la fluidità del movimento della lacrima dopo l’ ammiccamento.
Il movimento verticale del liquido lacrimale sulla cornea deve essere fluido e ampio e la discesa è più lenta della salita. In base al movimento, la lacrima è normale, acquosa o viscosa. Inoltre possiamo notare un eventuale ammiccamento incompleto e la quantità di corpuscoli presenti nel film lacrimale.
Test di felcizzazione
Per eseguire il test della felcizzazione si preleva con una pipetta un campione della lacrima del soggetto, la si deposita su un vetrino e si aspetta l’ evaporazione. Poi si osserva al microscopio il deposito rimasto sul vetrino.

Dalla quantità di lacrima prelevata possiamo capire la quantità di lacrima presente nell’ occhio, a meno che non sia una lacrimazione riflessa. Osservando il deposito sul vetrino vediamo la composizione lacrimale ed eventuali carenze di uno o più strati del film lacrimale.
In questo modo consigliamo il sostituto lacrimale più adatto a integrare lo strato carente e a risolvere il problema.